Non leggete questo blog

Non leggete quello che scrivo se non siete disposti ad accettare che il dolore esiste, che il dolore è qui e che rischia di sfiorarvi e forse di travolgervi.

Non leggetelo se non siete disposti a tacere.
Non ditemi mai "non DEVI fare così, non DEVI dire questo" .
Che ne sapete voi di quello che ho dentro? Che ne sapete voi di cosa vuol dire doversi alzare dal letto ogni mattina per affrontare il vuoto, il lutto, la mancanza irrimediabile?

Non leggetelo se siete convinti che la vita sia solo rose e fiori e non volete vedere il nero.

Non leggetelo se volete solo distrarvi.

Non leggete le mie parole se pensate di dirmi "la vita va avanti, devi vivere per te".

Qui vi troverete sbattuto in faccia il dolore soffocante, quello che impedisce di respirare.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il desiderio impellente, disperato, di morire per smettere di soffrire.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il lutto cupo, devastante. Quello che impedisce di indossare i colori, non perché sia una convenzione sociale, ma perché il corpo li respinge, perchè il corpo può accettare solo il nero, il grigio e il bianco.

Qui vi troverete sbattuta in faccia tutta la mia rabbia per l'ingiustizia di questa morte. Per quello che non gli è stato concesso. Per quello che ci è stato tolto.

Non leggetemi se non siete disposti alla pietas, al cordoglio. Quelli veri.

Tutto questo che avete appena letto l'ho scritto nei primi anni del lutto, quando c'erano solo sofferenza, mancanza, rabbia. Adesso, attraverso un complesso e articolato percorso di elaborazione, di maturazione e di crescita personale, il manifesto è da aggiornare: Non leggete se credete che chi è morto è sparito o non esiste più , non leggete se pensate che chi amate vi abbia abbandonato, non leggete se non siete capaci di aprire la mente anche a ciò che non conoscete. Non leggete se non volete vivere pienamente la vostra nuova vita, quella dopo il lutto.
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venerdì 18 ottobre 2013

Ottobre, il 23.

Si avvicina il tuo compleanno, ma tu sei rimasto fermo ai tuoi 48 anni. Quattro mesi dopo aver compiuto 48 anni sei morto. E io sono invece condannata a invecchiare, condannata a inanellare giorni, mesi, anni. Vuoti di tutto, tranne che del dolore. Costante presenza nel mio sopravviverti.
Al cimitero leggevo le date sulle tombe, calcolavo le età, confrontavo le mogli con i mariti, con i figli. Tutte le volte passo davanti alla tomba di Berno, aveva due anni meno di me. Morì a 18 anni. Unico figlio. Il padre gli sopravvisse di pochi mesi, stroncato dal dolore.
La mamma fu invece condannata, come me, a sopravvivere. Tanti anni sopravvisse, invecchiò senza piú figlio, senza più marito. Prima non mi soffermavo su questo. Prima non capivo il compiangerla di mia mamma.  Anche mia mamma passava tutte le volte davanti a quella tomba. 
Adesso gli altri non comprenderanno me. Qualcuno forse mi compiangerà, forse. Forse. 
"Sei tutto quello che mi rimane di Pablo" mi ha detto ieri una sua amica. E tutti sottindendono "tu sei forte" credo che in realtà se lo raccontino per potersi scaricare la coscienza.
Il 23 ottobre, era il tuo compleanno quando facesti il funerale di tuo fratello, morto a 32 anni. Per 13 anni a ogni tuo compleanno hai avuto di fronte quella morte. Adesso siete tutti di nuovo insieme, come quando eri bambino.
Ma a me manchi immensamente. Morendo ti sei portato via la mia vita.

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