Non leggete questo blog

Non leggete quello che scrivo se non siete disposti ad accettare che il dolore esiste, che il dolore è qui e che rischia di sfiorarvi e forse di travolgervi.

Non leggetelo se non siete disposti a tacere.
Non ditemi mai "non DEVI fare così, non DEVI dire questo" .
Che ne sapete voi di quello che ho dentro? Che ne sapete voi di cosa vuol dire doversi alzare dal letto ogni mattina per affrontare il vuoto, il lutto, la mancanza irrimediabile?

Non leggetelo se siete convinti che la vita sia solo rose e fiori e non volete vedere il nero.

Non leggetelo se volete solo distrarvi.

Non leggete le mie parole se pensate di dirmi "la vita va avanti, devi vivere per te".

Qui vi troverete sbattuto in faccia il dolore soffocante, quello che impedisce di respirare.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il desiderio impellente, disperato, di morire per smettere di soffrire.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il lutto cupo, devastante. Quello che impedisce di indossare i colori, non perché sia una convenzione sociale, ma perché il corpo li respinge, perchè il corpo può accettare solo il nero, il grigio e il bianco.

Qui vi troverete sbattuta in faccia tutta la mia rabbia per l'ingiustizia di questa morte. Per quello che non gli è stato concesso. Per quello che ci è stato tolto.

Non leggetemi se non siete disposti alla pietas, al cordoglio. Quelli veri.


_________________________________________________________________________________________

sabato 1 luglio 2017

Vivere appieno l'esperienza del distacco, dare verità al dolore

"Ma non solo: la collocazione dell'urna in un luogo diverso dalla casa nella quale il defunto viveva, consente ai congiunti di vivere appieno l'esperienza del distacco. Di dare verità al dolore, senza che l'affetto per il defunto venga meno".
Ho estrapolato questa frase da un discorso più ampio.
L'ho estrapolata perché mi ha colpito la raccomandazione sul vivere appieno l'esperienza del distacco. Ossia il lasciar andare.
Che è molto difficile faticoso, che non ci è "naturale". Il bambino piange quando il genitore esce dal suo campo visivo, il gioco del cucù serve proprio a tranquillizzare il bambino, dandogli la possibilità di realizzare che, anche se non la vede in quel momento, la madre è comunque presente.
Lasciar andare. Ero nella camera ardente di mia mamma quando la vidi in piedi, con una mano appoggiata alla sua bara, raddrizzarsi e dirmi "lasciami andare".
Lasciar andare significava non solo non trattenerla, ma (l'ho capito purtroppo solo più tardi) proseguire nella mia vita, senza bloccarmi su quello che non c'era più, sul dolore per una morte che era nelle leggi della natura. Senza cristallizzare il dolore. Dando cioè verità al dolore.
Finché siamo in questa dimensione dobbiamo viverci dentro, proseguire il percorso. Anche se decidiamo di bloccarci in attesa della nostra morte, sperando ardentemente che ci sia risparmiato il dover riaprire gli occhi domattina (quando è morto mio marito lo avevo deciso), anche se è questo il nostro più grande desiderio, nonostante noi stessi andiamo avanti.
Sta a noi scegliere il come procedere, ma è impossibile evitarlo.
Non si dimentica, non si può dimenticare. Non si può far finta che sia tutto come prima, non lo è: lui non è più accanto a noi in questa dimensione (anche se più spesso di quanto si creda lo possiamo sentire e possiamo comunicare).
Sta a noi scoprire come ci ha cambiati questa morte, scoprire, per quanto possibile, il senso di questo lutto, e con questa consapevolezza continuare la vita su questa terra, vita che ha un senso, anche se a volte sembra del tutto priva di senso ai nostri occhi umani.
Il dolore rimarrà sempre, come la mancanza, come il senso di ingiustizia e anche la rabbia perché ci è stato tolto quello che pensavamo di avere per sempre, quello che invece altri hanno e disprezzano.
Rimangono, ma rimangono con una nuova consapevolezza di noi stessi.

giovedì 29 giugno 2017

Il lutto dopo 64 mesi

28 giugno 2017: esattamente 5 anni e 4 mesi dall'esplosione di buio. Dalla devastazione della morte precoce.
Si va avanti nella vita, ma il lutto, la mancanza, il vuoto non spariscono mai del tutto. Infatti questo blog è ancora qui.
Evolvono: il dolore non strappa più in continuazione il cuore e l'anima, lo fa ogni tanto, innescato all'improvviso da una parola, un'immagine o anche solo un piccolo ricordo che non potrà mai più essere
Ci sono momenti, come questo, in cui l'assenza pesa enormemente. In cui la solitudine nella quale è necessario fare tutto è come un'incudine che ci si trascina dietro, che affatica ogni passo.
Sento le voci di una coppia non più giovane nel giardino accanto, la loro conversazione è un contrappunto di cura reciproca, di affetto, di attenzioni, di complicità nelle piccole cose quotidiane.
Il mio giardino non ha più quelle voci, è diventato muto.
Non è un problema di solitudine, nella mia vita, in alcuni momenti, la solitudine è stata una scelta consapevole, appagante.
Il dolore, la rabbia, la tristezza sono per la mancanza di quegli occhi, di quei capelli, di quelle braccia, di quell'odore, di quella mente. Per la mancanza della nostra complicità, dei nostri scontri, del nostro viaggiare, del nostro vivere la vita. Che non riavrò mai più.

venerdì 29 aprile 2016

Cosa cerca chi arriva a un gruppo di auto mutuo aiuto?


E' arrivata L., rigida, carica di rancore, di astio.
In lei il dolore del lutto, il senso di mancanza,  si mescolano con altri sentimenti fortemente negativi che hanno radici ben più profonde di quelli generati dal recente lutto.
Mi chiedo cosa stia realmente cercando L.
Il gruppo di automutuoaiuto non può sconfinare oltre il malessere , la disperazione generate dal lutto.
Non può perché se il problema del singolo esula dal lutto non troverà nel gruppo l'altro in cui specchiarsi e quindi riconoscere il proprio sentire.
Se L. tornerà allora  dovrà capire che qui può condividere solo il disagio, il dolore, la mancanza generati dalla morte della sua mamma.
In un post precedente pensavo al lutto come occasione di cambiamento, di ripartenze da un anima ferita, quasi uccisa, ma sicuramente più consapevole di sè, in grado di liberarsi di ciò che è un orpello. L. in questo momento non ha questa consapevolezza, bisogna vedere se vuole arrivarci o se si vuole fermare dove è.
Non siamo tutti uguali.

venerdì 22 aprile 2016

Sparita?

Sparita?
No.
Sono ancora qui. Come ci sono ancora le pietre nella tasca. Ma la mano si è un po' abituata alla loro superficie tagliente. Il corpo si inclina sotto il loro peso per bilanciare il passo.
Ho tanti segnali che mi dicono che è giunto il momento del cambiamento, dopo quattro anni. Qualcosa accadrà. 
Ha ragione F. quando mi scrive "Viene da pensare che il vero sè si rigenera ritorna alle origini o meglio cerca di farlo passando attraverso esperienze dolorose che  mettono in discussione in modo profondo la vita.  QUESTA rinascita non poteva venire quando avevamo ancora la ns.metà?   "
Esperienze, profonde, coinvolgenti, totali, strazianti come il lutto ci scuoiano vivi, tolgono i filtri, tolgono gli orpelli, e o si muore o si rinasce, diversi. Le sensibilità si acuiscono, il bisogno di cercare si fa strada attraverso i sedimenti del quotidiano.
Ma non è facile, non è per nulla immediato, e spesso è doloroso. Ci fa sentire ancora più soli.
Dove ci porterà questo cammino?

lunedì 14 marzo 2016

elaborazione del lutto - fasi saltate?

Vedo persone che hanno subito un lutto recente, un lutto di quelli che devastano il proprio progetto di vita.
Vedo queste persone buttarsi alla ricerca di qualcosa di esoterico.
E mi chiedo quanto questo faccia il loro bene.
Mi spiego meglio: non sto condannando la ricerca di un mondo spirituale o la crescita del sé.
Non sto criticando lo studio dell'energia (interessantissimo)
Mi sto domandando se non si stia comprando bignè quando invece si dovrebbe prima mangiare del pane per placare la fame.
Sempre per rimanere nel mondo delle metafore: non va bene nascondere lo sporco sotto il tappeto per ricevere gli ospiti.
Prima si fa pulizia e poi si ricevono gli ospiti.
O forse mi sbaglio?


lunedì 29 febbraio 2016

29 febbraio 2012 - 29 febbraio 2016

Il primo vero anniversario.
Si presta a giochi di parole, a elucubrazioni.
Qualche settimana, fa in un film, uno nato il 29 febbraio esclamava convinto "ho 10 anni! questo è il mio decimo compleanno" mentre ovviamente ne aveva 40.
Inevitabilmente ho pensato "è vero: questo è il primo anniversario"
Era solo il desiderio che la vita si fosse davvero fermata. Era il primo anniversario, vero anniversario, ma la vita ti ha strappato a me 1460 giorni fa.
La vita o la morte? forse sono la stessa cosa, le due facce di una stessa medaglia.
Il risultato non cambia.
1460 giorni.
"in cosa è stato diverso questo anniversario" mi hanno chiesto?
Sapevo benissimo che l'aspettativa era quella di una risposta positiva: La brava scolaretta ha fatto il suo compito: Elaborazione del lutto.
La brava scolaretta.
Mai stata brava, mai stata scolaretta.
E infatti son qui da sola a  guardare questi 1460 giorni, a condividerne l'attraversamento con quelli che sentono ancora viva, come me, la presenza della tua assenza.
Non c'è lo strazio, ormai sono pienamente lucida, è tornato il riserbo che mi ha sempre contraddistinta (tranne, forse, qui). Non c'è quello strazio che soffoca il respiro, ma c'è lo strazio quieto con cui si è imparato a convivere in maniera estremamente riservata, privata.
E c'è la trasformazione, l'evoluzione, che arriva attraverso gli tsunami che devastano le vite.
A ogni tragico lutto sono evoluta, ho fatto molti passi in avanti lungo il mio percorso. 
Ho pagato molto caro il conto di quello che sono.
Così abbiamo brindato insieme, io e te,  al quarto tuo non compleanno. La morte è la tua rinascita.


lunedì 11 gennaio 2016

L'amore adesso

Il film, carino, di natale ce la fa sempre a colpire alla bocca dello stomaco.
Pensi che ce l'hai fatta, che il periodo peggiore dell'anno  è passato.
Il peggiore perché è quello in cui il calore della famiglia è ricordato, celebrato, richiamato in ogni piega e in ogni angolo. Perché tutto ti ricorda che la vita ti ha beffato, insultato, violentato, portando via il tuo compagno a soli 48 anni.
Pensi di avercela fatta a scivolare, a schivare le pugnalate dei ricordi, le stilettate della tua casa gelida, del silenzio assordante mentre dalle altre case arrivano risate felici.
Pensi di avercela fatta quando invece sullo schermo compaiono gli ultimi 10 minuti di Love actually.
E non ce la fai a clickare su off, lo devi rivedere. Devi rivederlo fino a quel maledetto bellissimo mosaico di immagini, dove ti fanno vedere che tutti (solo tu escluso) a Natale hanno accanto la persona che amano e dalla quale sono riamati.
Tutti.
Io esclusa.
Abbracciami amore mio, torna indietro almeno per un attimo e abbracciami.