Non leggete questo blog

Non leggete quello che scrivo se non siete disposti ad accettare che il dolore esiste, che il dolore è qui e che rischia di sfiorarvi e forse di travolgervi.

Non leggetelo se non siete disposti a tacere.
Non ditemi mai "non DEVI fare così, non DEVI dire questo" .
Che ne sapete voi di quello che ho dentro? Che ne sapete voi di cosa vuol dire doversi alzare dal letto ogni mattina per affrontare il vuoto, il lutto, la mancanza irrimediabile?

Non leggetelo se siete convinti che la vita sia solo rose e fiori e non volete vedere il nero.

Non leggetelo se volete solo distrarvi.

Non leggete le mie parole se pensate di dirmi "la vita va avanti, devi vivere per te".

Qui vi troverete sbattuto in faccia il dolore soffocante, quello che impedisce di respirare.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il desiderio impellente, disperato, di morire per smettere di soffrire.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il lutto cupo, devastante. Quello che impedisce di indossare i colori, non perché sia una convenzione sociale, ma perché il corpo li respinge, perchè il corpo può accettare solo il nero, il grigio e il bianco.

Qui vi troverete sbattuta in faccia tutta la mia rabbia per l'ingiustizia di questa morte. Per quello che non gli è stato concesso. Per quello che ci è stato tolto.

Non leggetemi se non siete disposti alla pietas, al cordoglio. Quelli veri.

Tutto questo che avete appena letto l'ho scritto nei primi anni del lutto, quando c'erano solo sofferenza, mancanza, rabbia. Adesso, attraverso un complesso e articolato percorso di elaborazione, di maturazione e di crescita personale, il manifesto è da aggiornare: Non leggete se credete che chi è morto è sparito o non esiste più , non leggete se pensate che chi amate vi abbia abbandonato, non leggete se non siete capaci di aprire la mente anche a ciò che non conoscete. Non leggete se non volete vivere pienamente la vostra nuova vita, quella dopo il lutto.
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venerdì 12 settembre 2014

Vivre naif

Ho freddo. Non ostante la doccia bollente ho freddo.
Tiro fuori la vecchia felpa blu. Tutte le volte che me la mettevo mi dicevi che ti piaceva e leggevi ad alta voce la scritta sulla mia schiena."vivre naif".
Me la sono infilata, nel silenzio del vuoto. Mi manca il tuo sguardo, mi manca il tuo commento.
La testa mi scoppia. Il cuore mi scoppia.

sabato 6 settembre 2014

La vita in un attimo

Ho dovuto aprire cartelle che sarebbe stato meglio lasciare chiuse.
Ho dovuto.
Il modulo di ingresso compilato e firmato da te esattamente sei giorni prima di morire.
Una ricevuta di un ristorante dove eravamo stati esattamente un mese prima che tu morissi. Eravamo felici quella sera.
I tuoi certificati di morte in tutte le lingue. I documenti del consolato. Il riepilogo degli ultimi anni... Appunti, tuoi scritti, la tua inconfondibile calligrafia. 
Sto male.  Sto male. Sto male
Vorrei solo che anche il mio cuore cedesse in uno schianto. Pochi secondi ed essere di nuovo tra le tue braccia. Adesso.

il lutto negli occhi

Stavo cercando altro, e mi sono imbattuta in una tua foto.
Eri triste. Di una tristezza senza fondo, una tristezza che sapevi che nessuno poteva comprendere.
Era notte , eri a San T.
Avevi la stessa espressione che adesso mi appartiene.
Ho guardato la data e ho capito: 21 ottobre, il giorno in cui era morto tuo fratello.
Probabilmente in quelle stradine in salita stavi cercando il tempo in cui  eri stato felice, in cui la vita era ancora una promessa, e la morte non ti aveva ancora sfiorato.

venerdì 5 settembre 2014

Amor mio, amorcito

Perché si suicidò Emma Bovary?
Per amore?
sbagliato, per i debiti.

Perché ci si suicida?
Per scappare da un malessere tanto grande da essere diventato insopportabile ingestibile.
Un malessere  che si è insinuato dappertutto, che avviluppa come il petrolio i gabbiani.

Chi non è mai stato avviluppato da quel grasso appiccicoso che ti fa desiderare solo di non esistere più, non può capire.

Desidero tanto un abbraccio. Quell'abbraccio accogliente, protettivo, morbido e forte che solo tu mi avevi dato.
Quanto vorrei essere di nuovo abbracciata.
Entro in casa e di te ho solo la foto ad accogliermi. Solo quella.
Quanto vorrei essere stretta di nuovo. Non una volta, ma cento , mille e mille volte....

Le tue braccia sono cenere in un'urna.


mercoledì 20 agosto 2014

Cerco di non aspettarmi mai nulla da nessuno.
Ma a volte ė inevitabile avere delle aspettative.
"Zia voglio venire a dormire una notte, due notti, tre notti... Da te! Posso venire?" 
"Per me puoi venire, Chiara, ma devi chiedere ai tuoi genitori"
Non ostante i mesi di preavviso e i promemoria ai genitori -fatemi sapere le date-, ieri la doccia fredda. La bimba di 7 anni non viene. Ci sono gli altri zii, quelli di parte materna.
Non viene.  
E neppure a nessuno di loro è mai venuto in mente di passare un momento qui (sono a 150 metri dal mare, un bel posto, non lontana da loro). 
Perché lo scrivo qui? Che relazione ha con il lutto? Tanta.
Passati i primi cinque minuti dalla morte, la superficie torna a essere liscia come l'olio, per gli Altri.
Dimenticano in fretta, beati loro, che tu se lì con un dolore interno, con una ferita invisibile, ma non per questo meno dolorosa che non si rimargina mai. 
Passati i primi cinque minuti spariscono. Tornano alla loro vita, al loro mondo, dove non ci deve essere posto per il ricordo di chi è morto, dove non c'è posto per la compassione.
Se io leggessi queste parole penserei "hanno ragione gli Altri chi la vuole intorno una persona che piange sempre e che parla di morti" . Proprio per non essere di peso a nessuno, quando sono gli Altri, indosso la mia bella maschera, il dolore non traspare.
Il dolore lo scrivo qui o lo tengo solo per me.
Gli Altri non possono capire, non vogliono sapere. Solo quelli  come  noi possono avere voglia di chiederti come stai e aspettare la risposta vera.


E.

Emanuele lo avevo conosciuto anni fa durante un loro viaggio in Italia, era amico di Pablo, erano venuti a cena da noi.
In queste ore continuo a pensare a lui.
Credo che le preghiere della quasi totalità delle persone siano perchè si salvi, guarisca e viva.
Credo questo perchè la maggior parte della gente non sa che tragedia sia sopravvivere alla propria famiglia distrutta. Lo immagina, ma la loro immaginazione è distante anni luce dalla realtà.
Spero per lui che il suo destino non sia quello di sopravvivere solo, senza i propri cari. 
Una parte di noi è morta, si vive, si è condannati a vivere mentre siè già morti dentro.
Prego Dio che lo aiuti a non dover soffrire.


lunedì 18 agosto 2014

Togliere senza nulla dare

Il Signore toglie, il Signore dà. Me lo ripetevo quando morì mia mamma, ero sconvolta dal dolore.
Mi aveva tolto mia mamma, ma mi aveva dato accanto un uomo buono, forte, generoso e sensibile, con il suo appoggio morale e anche fisico ne venni fuori. Non ero sola.
Ma stavolta mi ha solo tolto, tolto, tolto.