E' da tanto che non scrivo qui, qualcuno me l'ha fatto notare, preoccupato per il mio silenzio.
Non ho scritto neppure per l'anniversario della morte: 3 anni. Non l'ho fatto non perché non avessi dentro un dolore terribile. Ma perché quest'anno il dolore era diverso, e ho cercato di capire in cosa stesse la differenza.
Ho cercato di capire se io fossi cambiata e perché.
Mi viene spontaneo il paragone con l'arto amputato del marito di A. Amputato da due anni. Adesso ha una gamba artificiale provvisoria e riesce a muoversi, non ha più bisogno della sedia a rotelle, ma lui sa che sotto i pantaloni non c'è più la sua gamba, lo vede e lo tocca ogni sera spogliandosi, ogni volta che incontra un dislivello sul marciapiede, ogni volta che trova un ostacolo che non può affrontare con una protesi.
Io forse sono come il marito di A.
Mi sono alzata dalla mia sedia a rotelle, ogni mattina mi metto quella protesi per camminare, ma so perfettamente che la mia gamba non tornerà mai più quella di prima. Che la mia vita non sarà mai più quella di prima. E lo so soprattutto quando finisco di lavorare, quando torno in una casa deserta e gelida (anche se il termometro segna che c'è caldo). Lo so quando sento parlare della famiglia, quando vedo gli altri fare i loro progetti per le vacanze, per il fine settimana o per la serata.
Io non ho più progetti.
Io non ho più voglia di fare progetti
Io non ho più voglia di vivere.
Mi alzo perché devo andare al lavoro, ma il sabato e la domenica, il più delle volte vegeto. E il mio vegetare è invisibile agli occhi del mondo.
Stasera A. vedova da tre anni mi ha chiamata in un momento di cupo dolore, tra poco è l'anniversario del suo matrimonio con N., un matrimonio felice, appagante, quieto: "quando muoio devi salire sull'altare e spiegare a tutti che per me è una liberazione, che sono felice di morire" mi ha detto, pregando ogni sera di morire.
E' la dannazione di noi che non abbiamo il coraggio di suicidarci. Demandiamo a Dio il dovere di levarci da tutto questo dolore.
Ma Dio, beffardo, non ci ascolta.