E' il quarto compleanno in cui non posso più comprare un regalo per te.
Quattro, ma sembra solo ieri l'ultima volta che ti ho abbracciato.
Quattro anni, ma il ricordo di te è ancora vivo in tantissimi di quelli che hanno incrociato la tua vita.
Mi vien spontaneo raccontarti le novità che li riguardano, ma i tuoi orecchi non possono più ascoltarmi.
Sicuramente saprai già tutto di tutti, senza bisogno dei miei racconti.
Sicuramente hai vegliato su molti se non su tutti, qualcuno ti ha sentito, qualcuno ti ha visto, qualcun'altro è stato abbracciato da te.
C'è una continuità nel tuo prenderti cura di quelli che ami, continuità che va oltre la morte. Continuità che in qualche incredibile modo mi consola, mi rassicura, mi riscalda.
Non leggete questo blog
Non leggete quello che scrivo se non siete disposti ad accettare che il dolore esiste, che il dolore è qui e che rischia di sfiorarvi e forse di travolgervi.
Non leggetelo se non siete disposti a tacere.
Non ditemi mai "non DEVI fare così, non DEVI dire questo" .
Che ne sapete voi di quello che ho dentro? Che ne sapete voi di cosa vuol dire doversi alzare dal letto ogni mattina per affrontare il vuoto, il lutto, la mancanza irrimediabile?
Non leggetelo se siete convinti che la vita sia solo rose e fiori e non volete vedere il nero.
Non leggetelo se volete solo distrarvi.
Non leggete le mie parole se pensate di dirmi "la vita va avanti, devi vivere per te".
Qui vi troverete sbattuto in faccia il dolore soffocante, quello che impedisce di respirare.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il desiderio impellente, disperato, di morire per smettere di soffrire.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il lutto cupo, devastante. Quello che impedisce di indossare i colori, non perché sia una convenzione sociale, ma perché il corpo li respinge, perchè il corpo può accettare solo il nero, il grigio e il bianco.
Qui vi troverete sbattuta in faccia tutta la mia rabbia per l'ingiustizia di questa morte. Per quello che non gli è stato concesso. Per quello che ci è stato tolto.
Non leggetemi se non siete disposti alla pietas, al cordoglio. Quelli veri.
Tutto questo che avete appena letto l'ho scritto nei primi anni del lutto, quando c'erano solo sofferenza, mancanza, rabbia. Adesso, attraverso un complesso e articolato percorso di elaborazione, di maturazione e di crescita personale, il manifesto è da aggiornare: Non leggete se credete che chi è morto è sparito o non esiste più , non leggete se pensate che chi amate vi abbia abbandonato, non leggete se non siete capaci di aprire la mente anche a ciò che non conoscete. Non leggete se non volete vivere pienamente la vostra nuova vita, quella dopo il lutto.
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Non leggetelo se non siete disposti a tacere.
Non ditemi mai "non DEVI fare così, non DEVI dire questo" .
Che ne sapete voi di quello che ho dentro? Che ne sapete voi di cosa vuol dire doversi alzare dal letto ogni mattina per affrontare il vuoto, il lutto, la mancanza irrimediabile?
Non leggetelo se siete convinti che la vita sia solo rose e fiori e non volete vedere il nero.
Non leggetelo se volete solo distrarvi.
Non leggete le mie parole se pensate di dirmi "la vita va avanti, devi vivere per te".
Qui vi troverete sbattuto in faccia il dolore soffocante, quello che impedisce di respirare.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il desiderio impellente, disperato, di morire per smettere di soffrire.
Qui vi troverete sbattuto in faccia il lutto cupo, devastante. Quello che impedisce di indossare i colori, non perché sia una convenzione sociale, ma perché il corpo li respinge, perchè il corpo può accettare solo il nero, il grigio e il bianco.
Qui vi troverete sbattuta in faccia tutta la mia rabbia per l'ingiustizia di questa morte. Per quello che non gli è stato concesso. Per quello che ci è stato tolto.
Non leggetemi se non siete disposti alla pietas, al cordoglio. Quelli veri.
Tutto questo che avete appena letto l'ho scritto nei primi anni del lutto, quando c'erano solo sofferenza, mancanza, rabbia. Adesso, attraverso un complesso e articolato percorso di elaborazione, di maturazione e di crescita personale, il manifesto è da aggiornare: Non leggete se credete che chi è morto è sparito o non esiste più , non leggete se pensate che chi amate vi abbia abbandonato, non leggete se non siete capaci di aprire la mente anche a ciò che non conoscete. Non leggete se non volete vivere pienamente la vostra nuova vita, quella dopo il lutto.
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sabato 24 ottobre 2015
sabato 17 ottobre 2015
sala di attesa
Essere qui, ma non esserci più completamente, compiutamente.
Essre consapevoli di quanto tutto questo agitarsi sia inutile, superfluo.
Essere consapevoli che i valori sono altrove.
Sapere che viene dal sentire.
Questo si diviene, talvolta.
Ma quanto doloroso è questo divenire, pagato a caro prezzo.
sabato 15 agosto 2015
A tutti quelli che mi scrivono, che lasciano commenti
a tutti quelli che mi hanno mandato parole di conforto, a tutti quelli che hanno voluto condividere con me i loro sentimenti tanto uguali ai miei.
A voi tutti grazie.
A volte non ho potuto rispondervi singolarmente, a volte non era immediatamente necessario.
Ma siete stati e siete tutti molto importanti per me.
In chi mi ha detto "mi ritrovo nelle tue parole" ho trovato io una ragione per dare almeno un piccolo senso a tutta questa mia immensa sofferenza.
A volte le vostre parole mi hanno fatto compagnia in un momento particolarmente difficile e duro. A volte leggere le vostre storie, potervi rispondere mi ha fatto sentire un pochino utile.
Grazie.
giovedì 23 luglio 2015
Gli aspetti del lutto
Uno degli aspetti più feroci del lutto, di quel lutto che ti toglie il 50% della tua vita, è che smettono di esistere le aspettative.
Non parlo delle grandi aspettative, come per esempio "da grande voglio fare il cardiochirurgo e salvare tante vite umane".
Parlo delle piccole aspettative del quotidiano, che alla fine sono quelle che consentono ad ognuno di noi di vivere giorno per giorno aspettando con gioia , o anche solo con curiosità, che arrivi il giorno di domani. O anche solo le prossime ore della giornata.
Le piccole aspettative su un film da andare a vedere, su una pietanza che si desidera mangiare, su un albero da piantare, su una finestra da ridipingere, su una telefonata da fare, una visita.
Le piccole cose che fanno la nostra piccola vita di tutti i giorni
Per tantissimi anni della mia vita ho vissuto di progetti.
Progetti condivisi.
Come terminare un viaggio e pensare subito al successivo.
Si creano aspettative, progetti che si condividono, itinerari che si costruiscono e si demoliscono di continuo, limando, aggiungendo, rivedendo. Uno scambio continuo di conoscenza cementato dalla complicità della coppia. Un confronto continuo sulle piccole e grandi cose della vita.
Il lutto ti strappa via questo confronto.
Il lutto strappa pezzi di quello che sei, che eri.
Ho dovuto trapiantare una Bouganville.
Era una pianta piena di vita, di energia, di voglia di crescere, anche se era costretta in un vaso.
Non credevo che le radici della Bouga fossero così delicate. Nonostante cercassi di preservare intatto il pane di terra si sono spezzate, strappate. La pianta è rimasta con poco di quello che era un rigoglioso apparato radicale.
L'ho messa in piena terra, esposta correttamente, con un bel graticcio a sostegno dei rami. Acqua , nutrimento.
Non è morta, è viva, ma è chiaramente sofferente. Non ha più voglia di crescere.
No.
domenica 5 luglio 2015
la fatica di vivere
Ho dovuto aprire faldoni di documenti, scatole di fotografie.
Fiumi di ricordi hanno rotto gli argini.
Il lutto, il dolore del lutto è schizzato fuori da quelle scatole investendomi, travolgendomi.
Dolore dell'anima che straripa e diventa dolore del corpo.
Chi dice che il tempo guarisce mente.
Nulla sarà più come prima, nulla mai più sarà.
lunedì 29 giugno 2015
Gli agapantus e il palombaro
In giardino sono fioriti gli agapantus. Steli impettiti e glabri coronati da un esplosione di blu. Il fiore simbolo del natale in Argentina. Li guardo e rivedo il nostro unico natale con la luce abbagliante di un dicembre travestito da giugno. Li guardo e l'anima si sbriciola nella nostalgia, nel dolore della tua mancanza. Nel vuoto.
Cerco nella vecchia cucina semiabbandonata gli echi delle estati in cui stare qui era gioia. Bambina, adolescente, adulta, non c'è più nulla. Mi muovo, vivo, come se fossi dentro la veste di un palombaro. Appesantita. Schiacciata. E purtroppo cosciente.
sabato 27 giugno 2015
Sto male. Sto male.
Sto male. Quante volte l'ho scritto, quante volte mi son tenuta dentro, ben celato a tutti, il mio star male.
Lo analizzo, lo rigiro, lo seziono, lo passo al microscopio, nell'illusione che la mia conoscenza di lui un poco lo plachi, gli metta la sordina.
Sto male.
E' iniziato l'atra settimana in quel salone affrescato, nel castello dove avevamo cenato anni fa, in una notte di un'altra vita. Nel salone deserto in un pomeriggio d'estate si è materializzata una notte d'inverno, lampadari accesi, vapori di cibi, i tavoli apparecchiati per otto, i commensali seduti, i camerieri-attori che inscenavano un delitto. Ero in piedi dietro alla tua seggiola. Spettatrice di quello che non potrà più essere.
È proseguito l'altro ieri, vedendo immagini che era così innaturale non poter commentare, condividere con te. Immagini che avevo già visto quando nel giadino di M. Ines facevo scorrere foto e documenti che avrei dovuto distruggere perchè non potevo portarli con me.
Guardavo quei ragazzi pieni di energia che percuotevano tubi di scarico in pvc, vecchie padelle, bidoni e taniche. Li guardavo cercando le tue parole che mi avrebbero spiegato i perché, che mi avrebbero fornito una chiave di lettura che a nessun altro lī intorno sarebbe stata concessa. Cercavo le tue parole, cercavo te.
Stordirsi di sfinimento, ma continuare a sentire l'assurdità del mio dover essere sola lì.
Ed è proseguito ieri sera, con la tua assenza invisibile agli altri, ma stampata a fuoco nel mio cervello, nella mia anima. Che stilettata sentire che l'inutile e presuntuoso F. se ne andava tronfiamente in pensione, progettando viaggi e vacanze con una moglie trattata sempre con supponenza. Tu eri mille volte meglio di lui, eppure sono io a essere qui da sola. Inventarsi di aver parcheggiato dalla parte opposta per non dover sopportare di vedere gli altri andarsene in due, mentre io sono senza più te. Scappare dalla vista di quello che per noi non può essere più.
Sto male.
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